mercoledì 16 luglio 2014

Aprire gli occhi: "Quasi storie" @ Cotignola

Oggi inauguro una nuova sezione del blog, "Aprire gli occhi", che nei mesi raccoglierà le mostre, i festival, le conferenze, alle quali parteciperò, legate ai libri, all'illustrazione, ai fumetti, e chi più ne ha più ne metta. Tutti eventi che secondo me sono degni di nota e che voglio condividere con voi per permettervi di conoscere meglio realtà poco note o autori che ho saputo apprezzare.

Parto parlandovi di una bellissima mostra che in realtà ho visitato già da un po', che è terminata anche da qualche tempo, ma che ho molto apprezzato e quindi ho deciso di mostrarvi qualche foto e spiegarne meglio gli intenti. Sto parlando di Quasi storie, tenutasi a Cotignola (un piccolo comune in provincia di Ravenna) dal 2 al 22 giugno.





Mostra che raccoglieva più di trenta autori, tra disegno, fumetto e illustrazione, e arti varie, praticati con tecniche particolari e spesso molto diverse tra loro. Nomi conosciuti nel panorama editoriale, che hanno saputo affrontare questi linguaggi in modo personale e diverso. Per citarvene alcuni: Agnese Baruzzi, Nicoletta Ceccoli, Mara Cerri, Marina Girardi, Magda Guidi, Octavia Monaco, Virginia Mori, Davide Reviati, Gek Tessaro...e molti altri.

Una mostra in cui la magia e la potenza del disegno, insieme al candore e ambiguità dell'illustrazione per bambini, funzionano come inneschi e stimoli per inseguire e inventare racconti, per generare narrazioni sconosciute e imprevedibili che si potranno continuare e trasformare all'infinito.

Il presupposto era quello di costruire prima di tutto una mostra per bambini, che si articolasse anche in laboratori con gli autori, nella settimana dal 3 all' 8 giugno, soprannominata: "Saluti da Cotignyork".

Una settimana di occupazioni felici e rivoluzioni gentili...per le bambini e i bambini, e i grandi anche.

Giornate completamente dedicate ai più piccoli, agli adulti curiosi o che sanno ancora cosa sia l'infanzia e agli appassionati di storie, guidati da laboratori creativi, spettacoli, letture, attività di vario tipo che spingono all'apertura mentale, alla scoperta di cose nuove e di se stessi.

Che le storie sono ciò che ancora ci tiene insieme, e si possono raccontare di certo con le parole, ma a noi piace un sacco farlo anche con le immagini e allora Cotignyork è fatta non solo di voci, ma anche di corpi e soprattutto di disegni, tantissimi disegni. E le figure sono mondi e dentro a questa settimana i mondi sono molti, e ramificati e divertentissimi, e così lontani talvolta, ma tutti attraversati dal bisogno e desiderio di narrazioni e di modi di vedere gli altri.
Perché cambiare il punto di vista equivale ad innescare un racconto, il suo inizio possibile almeno. E così, queste quasi storie, possiamo completarle e dargli spazio, e rilanciarle fino a spostare un po' più in là l'orizzonte.

Tornando alla mostra vera e propria, questa si sviluppava creando un percorso di rimandi e collegamenti, tanto da formare delle sezioni interne all'esposizione. Obbiettivo principale era però il voler mettere in discussione le consuetudini, come ad esempio quella che vede il disegno come semplice accompagnamento visivo delle parole. Per creare questo "ribaltamento" sono state chiamate a intervenire scrittrici, poetesse, attrici, maestre, bibliotecarie, che hanno scritto brevi storie, inizi di racconti, che lo spettatore poteva leggere, e magari completare personalmente. Questa volta partendo dalle immagini; parole, pensieri, avvenimenti, suscitati dai disegni.






 (un esempio perfetto sono queste illustrazioni di Davide Reviati, accompagnate da brevi frasi che creano personaggi, micro storie, parlano del vissuto. Alcune anche molto buffe.)

Una mostra per riscoprire il disegno come narrazione e il racconto come mezzo per tenerci insieme, uniti, creando comunità.

Come dice il volantino, Quasi storie è anche una mostra "anarchica", perché ricca di strappi, scarti narrativi, fuori tema, che permettono di aprire l'orizzonte immaginativo, e sapere accettare, comprendere e così apprezzare tecniche che sembrano, ad un primo sguardo, distanti e strane, come il collage, la scultura, il cucito, le tecniche digitali. In realtà, guardandole bene, tutte sono collegate a modo loro, creando un filo rosso che ti accompagna per tutta la visita.


 (Agnese Baruzzi con illustrazioni fatte in silhouette, e che ricordano tanto le animazioni del passato.)



(Un tipo di illustrazione molto originale, nata dal cucito, dall'utilizzo di materiali insoliti, come perline, spugne...)
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(Il riutilizzo, dando un significato del tutto nuovo e originale, di semplici francobolli.)
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(I "teatrini" di Marilena Benini, animati e abitati da materiali diversi e attentamente scelti a seconda del soggetto che compongono.)


(Collage di Rita Ravaioli, con l'impiego di forme e colori semplici, e carte molto diverse tra loro.)



(Animaletti che pendono dal soffitto e che si muovono al nostro minimo spostamento. Anche questi creati con materiali diversi tra loro.)


(Bubilda, con questa particolare installazione e con l'utilizzo sempre del cucito.)
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(Alice Iaquinta, con collage molto curati, minimali e grafici.)


(Luca Lavatori, con una grande sequenza di disegni in movimento, dal gusto tribale, primitivo.)





(I collage molto personali di Roberta Galassini, utilizzando foto di famiglia, applicate su mappe di vari luoghi.)


(Silvia Chiarini, con un tipo di illustrazione molto grafica e minimale, utilizzando pattern particolari.)


(Michela Mazzoli, che sfrutta come supporto di lavoro una foglia secca.)

Tutte opere molto evocative, che proprio per la varietà, di linguaggio o materiale, riescono a suscitare in ognuno di noi qualcosa di diverso. 

Vorrei chiudere il post con un'altra carrellata di immagini, troppo belle per non essere viste, e con una frase presente sul programma della mostra e che mi è piaciuta molto, e racchiude il significato di molti di questi lavori.
"Perché, come nel disegno dei bambini, ad un certo punto succede qualcosa d'imprevisto, che ci spiazza e porta via."


(Monica Zani, che utilizza una tecnica mista con acrilici e collage e come supporto pagine di libri,ma anche acquerelli per i suoi "ritratti".)


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(Giovanni Rizzo, che crea accostamenti di colore che a me personalmente piacciono molto. Delicati e originali.)




(Uno stile che amo molto, quello di Andrea Rivola, con questi personaggi stondati e caricaturali, è immediatamente riconoscibile per l'originalità della caratterizzazione. E anche la tecnica utilizzata si accosta perfettamente.)


(Andrea Ghetti, anche lui con una caratterizzazione unica e particolare.)




(Marina Girardi, con le sue illustrazioni libere, poetiche, che a me ricordano l'atmosfera del sogno.)


(Davide Reviati)






(L'incantevole stile e accostamento di colore di Magda Guidi.)





(Uno stile davvero unico e riconoscibile e una grande abilità nella composizione traspare dai lavori di Michelangelo Setola.)



(Michele Ferri, con un formato di lavoro che io adoro e immagini ben costruite, con una grande cura per gli accostamenti di colore.)








(Altra illustratrice che amo molto, Mara Cerri, per la cura che mette nei suoi lavori, la costruzione delle immagini, l'uso dello spazio e la distribuzione degli elementi in esso e l'uso dei colori.)



(Nicoletta Ceccoli)


(Virginia Mori, con queste atmosfere gotiche, grottesche, che mi richiamano sempre alla mente Edward Gorey e la Famiglia Adams.)


(Octavia Monaco, con lavori materici, ricchi di simboli)





(Un autore che non conoscevo bene, più per nome ecco, che ho saputo scoprire meglio e apprezzare tantissimo, Cesare Reggiani.)


(Il bravissimo e sempre inedito Gek Tessaro.)


(Mauro Monaldini, un autore che non conoscevo e che è stato una piacevolissima sorpresa. Grande attenzione per i particolari e lo studio di personaggi. Illustrazioni dalla composizione originale, con soggetti e situazioni che sanno coinvolgere e  incuriosire. Da guardare attentamente per scoprire nuovi dettagli.)

In generale consiglio a tutti di visitare mostre di illustratori e fumettisti, perché anche se già amiamo e stimiamo questi autori sulla carta, non sapete cosa potete scoprire a vederne gli originali. Notare come quello che banalmente si può considerare un errore diventi particolarità dell'opera; poter vedere studi, "fuori programma", che non troveremo mai pubblicati. Ma anche apprezzare la grande capacità tecnica, la precisione di alcuni artisti e poter cogliere la differenza tra l'originale e del risultato finale, stampato.

martedì 8 luglio 2014

"Storia corta di una goccia" Beatrice Alemagna


Quello che vi presento oggi è un albo di grande formato (29,8 x 37,5 cm), edito in Italia da Donzelli nel 2010, ma in realtà "nato" in Francia molto prima, nel 2004 (e ci sarebbe da chiedere perché da noi è arrivato così tardi). L'autrice è ormai un grande nome del panorama dell'albo illustrato, abile come illustratrice, tanto quanto come autrice a 360 gradi (nel caso in cui curi l'intero progetto libro). Sto parlando di Beatrice Alemangna, vincitrice del premio Andersen nel 2010 e conosciuta da noi per altri suoi libri, molto curati e profondi, come Un leone a Parigi, Che cos'è un bambino?, I cinque malfatti o Buon viaggio piccolino!

Già dalla copertina e dalle sguardie, notiamo l'utilizzo di una tecnica illustrativa molto varia, pittorica, materica e sperimentale. Colori accesi, che trasmettono allegria e vivacità. Uso di tecniche diverse come pastello, acquerello, tempera, ma anche collage, che troveremo molto all'interno del libro.


Il testo è breve ma molto curato, in quanto presenta solamente le parole necessarie per esprimere ciò che l'autrice vuole dire. Un uso attento della parola, per non appesantire e far riflettere attentamente il lettore. Il carattere è molto grande, si impone sulla pagina, e permette una facile fruizione anche ai più piccoli. Il colore scelto poi, riprende l'elemento acquatico.


Protagonista della storia è "qualcosa", più precisamente un elemento, che abbiamo, per buona parte delle nostre giornate, vicino, se non addirittura sotto gli occhi. Entra più volte in contatto con noi, ma per l'uomo è talmente conosciuto, comune, consueto, da quasi non vederlo, o meglio non considerarlo più di tanto, perché parte integrante del vissuto. Si tratta di una semplice e piccola goccia di acqua potabile. Come ogni giorno, compie il suo tragitto. Esce dal rubinetto, cade nel lavandino, dove trova altre compagne, simili ma non uguali a lei. Concetto espresso perfettamente da questa illustrazione.


Ogni goccia ha un colore e una forma diversa, e l'utilizzo appunto della tecnica mista lo sottolinea ancora meglio. Sono diverse ma unite dallo stesso sentimento, la paura. Non sanno dove si trovano, cosa gli succederà. Osservano qualcuno lavarsi i denti, anche se non conosco il significato di questa azione, e forse è ciò che le terrorizza. Non sanno e quindi aspettano solo il peggio. Un'azione, per noi tanto semplice e quotidiana, suscita terrore e diventa l'equivalente di una catastrofe. E la scena descritta ricorda proprio l'arrivo di qualcosa di terribile.

Vediamo poi un'illustrazione su sfondo nero, nella quale si intrecciano tubi che contengono le goccioline, che sfrecciano veloci verso un luogo sconosciuto. Ci trasmette un sentimento negativo, di tensione nei confronti delle nostre protagoniste. Anche noi teniamo la loro fine. 


Questo sentimento però ci abbandona subito, perché nonostante il caos e il buio, le gocce scoprono un nuovo mondo, fatto di colori, immagini e vita.


Il viaggio termina, la gocciolina è spiazzata. Si è fatta travolgere da eventi che non le sono chiari, ma che in qualche modo le sono piaciuti. E' di nuovo in un luogo sconosciuto, fatto di cemento. Probabilmente è un marciapiede.


Ci sentiamo vicini a questo personaggio tanto diverso da noi perché prova la stessa paura dell'ignoto che a volte attanaglia anche noi. La sua espressione sorpresa, perplessa, in attesa è molto simile a quella che ci accompagna in momenti complicati della vita. E anche il bambino ci si sa immedesimare, perché forma semplice e dinamica.


Poi, si fa strada in noi lettori la consapevolezza che l'acqua, sul cemento, si asciuga...in fretta...
La brevissima e intensa avventura è iniziata com'è finita, in un lampo.

La riflessione che chiude l'albo è una delle più belle che abbia mai letto:

"Quante sono, tutte quelle cose che scompaiono senza che si abbia avuto il tempo di vederle?"







venerdì 4 luglio 2014

"Casa del Tempo" Roberto Piumini, Roberto Innocenti



Casa del tempo è un albo illustrato di grande formato, incentrato sul tema della memoria, del ricordo, del passare del tempo e delle stagioni, e che ne mostra i conseguenti cambiamenti. Le parole che aprono il libro sono toccanti, mi hanno saputo emozionare e far riflettere, già prima di immergermi nella storia. E solo queste, per me, valgono la lettura.
Quando si dice che le parole sono pietre, ci si riferisce alle parole violente. Ma se sono le pietre ad essere parole, e se sono le pietre-parole di una casa, non fanno nessuna violenza: al massimo la subiscono. Mentre le parole-pietre sono lanciate, le pietre-parole sono stabili, fedeli: sono prodotti sapienti e pacifici delle mani umane. Le parole-pietre colpiscono, distruggono. Le pietre-parole accolgono, ricordano. Le pietre-parole sono stabili, pacifiche, fedeli, accoglienti, testimoniali: sono, dunque, come le parole della poesia.
Sfogliando le pagine, notiamo il susseguirsi di date, accompagnate da una piccola immagine che da l'idea dell'epoca indicata. Subito successiva, una pagina di testo, anche questo riguardante l'annata. Si apre poi la doppia pagina illustrata, a inquadratura fissa per tutto il libro. Ci accorgiamo poco alla volta che quello che ci viene raccontato sono i cento anni di vita di una casa, in quanto si parte dal 1900 fino al 1999. Il tutto narrato proprio da lei, dal suo punto di vista, attraverso un testo in versi, poetico. Proprio la fissità dell'immagine ci permette di percepire facilmente il cambiamento, la trasformazione.







Vediamo, per esempio, il casolare abbandonato e scrutato da bambini curiosi, che non sanno se temerlo o utilizzarlo come luogo di gioco; vediamo la sua "rinascita" quando viene ristrutturato da una famiglia che finalmente lo abiterà; subirà continui cambiamenti, per adattarsi alle nuove esigenze. Attraverserà anche la guerra, anzi tutte e due le guerre, e la casa stessa percepirà la paura dei suoi abitanti, la tristezza, il dolore, la disperazione. Assisterà a partenze obbligate, lunghi silenzi e pianti, e a tante perdite. Lei stessa temerà per la sua sorte. Ma tutto passerà, con la Liberazione, che riporta la gioia e la voglia di vivere.
Dopo le guerre la società cambia velocemente, e lei stessa è sorpresa nel trovarsi improvvisamente un tetto in tegole, invece che di pietre, e un numero civico, al posto del suo solito nome "Casa del Tempo". Alcuni se ne andranno, i giovani, per raggiungere la città, altri resteranno, gli anziani, silenziosi, lenti, stanchi, fino alla loro fine. Anche questo la lascerà interdetta. Com'è possibile che non la vogliano più? Proprio ora che era diventata così bella, spaziosa e rigogliosa. Con la morte dei suoi ultimi abitanti, muore anche lei, completamente abbandonata, condizione che la caratterizzerà per lungo tempo. Abitata solo da qualche animale o pianta, unico contatto la pioggia o il vento. Ormai ha perso le speranze, sa di aver concluso la sua vita di abitazione. Ma non si può mai dire, e qualcuno saprà restituirle il suo ruolo, facendo ripartire così la sua storia, con un aspetto molto diverso, ma non con meno cose da raccontare.






Durante il racconto non ci vengono narrati solo eventi, ma anche il susseguirsi delle stagioni, con i conseguenti cambiamenti meteorologici, che fanno provare sensazioni diverse alla casa e anche al lettore. Vediamo il paesaggio che la circonda mutare continuamente, e proprio queste diversità ci fanno percepire l'allontanarsi di un passato che non tornerà più, ogni mutamento cancella il precedente. Il tempo della storia procede in avanti, ma al lettore da l'idea di un costante volgersi indietro. La malinconia e il senso di inadeguatezza verso i tempi moderni avvolgono tutto il racconto.





L'estrema bravura di Innocenti rende ancora meglio l'aspetto poetico e sospeso del libro. Leggerlo è come fare un breve viaggio, immergendosi nella vita di qualcun'altro, accorgendosi poi che potrebbe essere il vissuto di una qualsiasi casa vicino a noi, che non pensiamo mai come "abitante del mondo". Una parentesi temporale che dura soltanto la lettura della storia.
La cura del dettaglio, delle luci e ombre, e la scelta dei colori, rendono ancora più facile l'impersonificazione di chi legge. Questi elementi suscitano le emozioni: l'allegria della bella stagione e della rigogliosità della natura, la tristezza dell'inverno caratterizzato da intemperie e solitudine. Se ci pensiamo, la casa è una delle cose materiali che più ci accompagna nel tempo, sa tutto di noi e parla di noi, attraverso l'aspetto e i cambiamenti a cui la sottoponiamo. Ci sa amare, ascoltare e anche lei, come le persone, non vuole essere abbandonata o dimenticata.

Anche il testo è magistrale, perché sa rendere umano un qualcosa che solitamente non lo è, e ci fa riflettere su questa cosa, su come possa avere un vissuto e tante storie da raccontare anche qualcosa di inanimato. L'utilizzo della poesia rende ancora meglio l'idea del passato, come se si trattasse di una narrazione orale, tramandata nel tempo.