lunedì 23 giugno 2014

Il mio "Mare di Libri"


A una settimana di distanza, voglio parlarvi della mia esperienza al festival dei ragazzi che leggono "Mare di Libri", tenutosi a Rimini il 13, 14 e 15 giugno. Tanto per cominciare, ci tengo a riportare qui di seguito alcune frasi, che ho trovato sia sul depliant del festival, che sul sito (www.maredilibri.it) e che spiegano brevemente la passione, gli obbiettivi e i risultati ottenuti. 
Mare di Libri è il primo Festival di Letteratura in Italia pensato per e fatto da adolescenti. Il progetto nasce nel marzo 2008 dalla volontà di tre libraie di "Viale dei Ciliegi 17", con una sfida semplice e al tempo stesso audace: portare a Rimini in una tre giorni culturale tutti i ragazzi italiani che amano leggere e consumare cultura. [...] 
Mare di Libri è ora punto di riferimento per i giovani lettori appassionati, per gli addetti al settore e per il mondo dell'editoria per ragazzi e giovani adulti. Negli anni ha portato a Rimini i più importanti autori nel panorama nazionale ed internazionale. Per continuare a parlare di adolescenza in tutte le sue declinazioni. Per dimostrare che anche oggi si può fare buona letteratura e che i giovani in cui tanto crediamo la sanno apprezzare a amare.  
Aspetto molto interessante del festival, e che ho apprezzato particolarmente perché azzeccatissimo, è il basarsi completamente sui volontari per il funzionamento del tutto, volontari impersonati "da ottanta e più ragazzi dagli 11 ai 18 anni". Amanti dei libri, veri appassionati.
E' bello sedersi alle conferenze, guardarsi intorno e vedere più giovanissimi che adulti, più bimbi con nonni e genitori che addetti ai lavori. Stessa cosa vale per la gestione del bookshop, ordinato e ben fornito, del punto informazioni e la riuscita di tutti gli incontri. I giovani sono sia dietro al festival che davanti, fuori, da spettatori.

Altre parole espresse dall'associazione, a mo di manifesto, mi hanno fatto riflettere molto.
Dicono che portare gli adolescenti a un evento culturale sia impossibile, a meno di organizzarlo attraverso la scuola: ecco perché il festival, da sempre, apre le sue porte quando quelle delle scuole si chiudono.
Dicono che i ragazzi non leggono: be', quest'anno siamo alla settima edizione.
Dicono che la nuova generazione sia pigra, disinteressata e indolente: chiedetelo ai ragazzi che come volontari coordinano quasi interamente il festival.
Dicono che nessuno dà fiducia ai giovani: qui possono diventare soci appena maggiorenni. 
Dicono che non ci sono i soldi per organizzare eventi culturali di qualità: per il settimo anno, cercheremo di dimostrare che la qualità costa relativamente poco, e che sostituendo agli sprechi idee, fiducia e passione, si può parlare di libri che ci hanno resi persone più attente, aperte e migliori. 
 Dicono che i festival non servano: ecco perché vi ringraziamo di essere ancora qui con noi, in direzione ostinata e contraria.
Anche quest' anno gli autori presenti erano vari, interessanti, validi e importanti, punti di riferimento nel panorama del libro per ragazzi, chi da tempo e chi più recentemente, come Pierdomenico Baccalario, Beatrice Masini, Kevin Brooks, Michela Murgia, Aidan Chambers, Stefano Benni, Michele Mari, e molti altri. Sicuramente i più attesi dai ragazzi, per queste edizione, sono stati: "L'estate del coniglio nero" di Brooks, "Oh, freedom!" di D'Adamo, "Braccialetti rossi" di Espinosa, "Il volo dell'asso di picche" di Hill, "Geek girl" della Smale e la trilogia di "The Hunt" di Fukuda.
Mio grande dispiacere è stata l'assenza di Lemony Snicket/Daniel Handler, che adoro e che mi incuriosirebbe molto ascoltare e vedere, soprattutto nelle sue "due facce" con "Una serie di sfortunati eventi" e "Perché ci siamo lasciati", molto diverse ma entrambe geniali. L'organizzazione però, ha saputo "sostituire" e rimarginare l'assenza senza problemi e con autori altrettanto di spicco per gli adolescenti.

Come già detto, gli incontri erano numerosi e tutti molto interessanti, quindi fare una scelta è stata dura. Il mio

"tour" di conferenze è cominciato venerdì 13, con Beatrice Masini che ha condotto un incontro incentrato su "Mary Poppins", per far riscoprire questo personaggio, ricordato solitamente come carino, dolce e zuccheroso per la trasposizione in musical della Disney, che nella realtà è invece molto più duro, ammonitore e outsider, rispetto ai soliti adulti della letteratura per l'infanzia. E' stato fatto anche un breve parallelo con il film "Saving Mr. Banks", del quale la Masini ha esaltato l'interpretazione della Thompson, perfetta come Pamela Travers, e con altri classici che in modo sottile, a suo parere, vengono richiamati nella trama, come "Il mago di Oz", "Alice nel paese delle meraviglie", "Peter Pan"...ecc. "Mary Poppins" è certamente un classico inusuale, che necessita di essere riconsiderato e letto perché mostra ai più piccoli i loro diritti verso gli adulti, il diritto di essere liberi, felici, spensierati e la necessità di capire di quali "grandi" ci si può fidare per crescere.

Ho trovato questo genere d'incontro molto utile ed interessante. Il festival ne prevedeva anche un altro dello stesso genere, questa volta su "Il signore degli anelli", condotto da Michela Murgia.  


Sabato 14 inizia con un incontro particolare, intitolato "La poesia del mare", durante il quale Alessia Canducci ha prestato la sua voce per leggere e interpretare, in maniera magistrale per quanto mi riguarda, l'albo illustrato "Raccontare il mare" di Lucia Scudieri. Immagini marine molto evocative e poetiche, accompagnate da magnifiche poesie che grandi autori hanno dedicato al mare. Un risveglio (l'incontro era alle 8.00) piacevole, leggero, come se si fosse cullati, proprio dalle onde del mare.




(Ecco alcune immagini della mostra che presentava le illustrazioni del libro.)











Poi è stata la volta di Aidan Chambers, intervistato dai ragazzi degli avamposti di lettura Fuorilegge, che hanno reso ancora più piacevole e naturale l'incontro. Chambers è un autore che dimostra sempre una grande empatia e delicatezza nei confronti dei ragazzi e che non perde mai l'occasione di trattare temi forti dell'adolescenza. Più volte ospite al festival, e che già da come si pone con il pubblico in sala, fa capire quanto sia interessato a dialogare e farsi comprendere dai più giovani. Attraverso una panoramica dei suoi libri, mostra come sempre, al centro delle sue storie, ci sia il momento della crescita, con tutti i relativi problemi. Sottolinea anche la diversità dei suoi personaggi, delle ambientazioni, dei periodi storici, delle situazioni e dei punti di vista dei narratori. Temi cardine di tutta la sua produzione rimangono la sessualità e l'omosessualità, che considera tipici dell'adolescenza, in quanto età mutevole e di transizione e scoperta. Temi che proprio per questo, rendono naturali e reali le sue storie, forse per questo tanto amate dai lettori. 

Nella stessa giornata ho avuto anche il piacere di visitare la libreria indipendente per ragazzi "Viale dei ciliegi 17" (www.vialedeiciliegi17.it Da notare, l'indirizzo della famiglia Banks in "Mary Poppins"), fondatrice e collaboratrice diretta del festival, e che consiglio a tutti di visitare, perché molto bella, curatissima, ricca di proposte, non solo letterarie, ma anche di attività e giocattoli originali. Una gioia per gli occhi per tutti i lettori. Al suo interno era presente anche una piccola mostra, riguardante le tavole della graphic novel "Viola Giramondo" di Radice e Turconi, edita da Tunuè. Le tavole in mostra erano originali a matita, che mostrano un segno vivo, simpatico, curato e originale, con un'attenta e divertentissima caratterizzazione dei personaggi.



 Domenica 15 segna già il termine di questo bellissimo viaggio. La mia giornata inizia con Michele Mari e il suo "Roderick Duddle", romanzo dai forti echi dickensiani e del romanzo d'avventura. Durante la conferenza l'autore "smembra" la storia, spiegando il motivo della cartina geografica in apertura, descrivendo attentamente i personaggi, dando anche riferimenti visivi paragonandoli ad attori conosciuti, per permettere a tutti la loro visualizzazione. E' anche un suo omaggio a Robert L. Stevenson, autore che ha sempre amato e che l'ha accompagnato durante l'adolescenza con il suo "L'isola del tesoro". E forse il suo intento è proprio quello di segnare i giovani che leggeranno il suo libro, per accompagnarla fino all'età adulta.

Nel primo pomeriggio seguo invece l'incontro su Kurt Cobain condotto da Tuono Pettinato (autore della graphic novel "Nevermind", proprio su Cobain e i Nirvana), intervistato da Marco Corona, altro talentuoso fumettista, anche lui informato e interessato all'argomento e molto coinvolgente. Una tranquilla chiacchierata, accompagnata da immagini e video che hanno costituito il materiale per la creazione del fumetto. La volontà di Tuono Pettinato è di andare oltre l'immagine depressiva dei Nirvana del suo frontman, mostrando invece la normale infanzia di Kurt, il suo essere un bambino come tutti gli altri, rovinato però da pressioni famigliari, genitori incapaci ed eventi che durante la crescita lo faranno pensare più volte al suicidio. L'incontro, anche se breve, mi ha fatto riflettere molto sul ruolo degli adulti nella crescita dei figli e sulle pressioni esorbitanti esercitate dal mercato discografico una volta diventati famosi. Questo per far capire sempre quanto un fumetto possa far pensare.

La giornata conclude in bellezza con Stefano Benni, autore che adoro leggere quando ho il blocco del lettore, quando voglio divertirmi, sorridere mentre leggo e vivere un libro a cuor leggero. Anche se le sue storie sono tutt'altro che leggere e spensierate, perché dietro l'ironia si cela spesso l'amarezza e tematiche vere e profonde che toccano tutti noi. Benni già di per se è un "personaggio", forse uno del suo stesso catalogo, simpatico, carismatico e molto saggio. L'incontro inizia con la lettura di un particolare alfabeto, che scrisse nel '99 e con il quale, attraverso ogni lettera, con una mini storiella o riflessione, incitava alla lettura. Spassoso, sicuramente una chicca da tenere sempre a mente. Il tutto è condotto dai ragazzi di un gruppo di lettura di Mantova, che alternano domande profonde e serie a piccole curiosità, con i quali l'autore dialoga e scherza con grande piacere e naturalezza. Da questo confronto emergono i temi che più spesso si trovano nei suoi scritti, come il destino e la solitudine, ma anche la presenza di alcuni elementi, come l'utilizzo di soprannomi (che ama inventare e considera più reali del nome proprio) e la presenza del bar, come luogo di incontro di personaggi molto diversi tra loro e regno delle storie, dalle più reali a quelle strampalate, inverosimili.

Cosa dire quindi di questo festival? Bello, bello, bello. Se avete la possibilità andateci perché merita tantissimo. Perché quello che traspare è davvero la passione per la lettura. Basta solo guardarsi intorno. Si trovano ovunque giovani che leggono, in piedi, su scale, appoggiati ad un muro, o che non sanno come chiudere la valigia perché colma di acquisti libreschi. Tante nuove storie da scoprire e di cui nutrirsi. 

Grazie Mare di Libri.


(In giro per Rimini:)






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