martedì 8 luglio 2014

"Storia corta di una goccia" Beatrice Alemagna


Quello che vi presento oggi è un albo di grande formato (29,8 x 37,5 cm), edito in Italia da Donzelli nel 2010, ma in realtà "nato" in Francia molto prima, nel 2004 (e ci sarebbe da chiedere perché da noi è arrivato così tardi). L'autrice è ormai un grande nome del panorama dell'albo illustrato, abile come illustratrice, tanto quanto come autrice a 360 gradi (nel caso in cui curi l'intero progetto libro). Sto parlando di Beatrice Alemangna, vincitrice del premio Andersen nel 2010 e conosciuta da noi per altri suoi libri, molto curati e profondi, come Un leone a Parigi, Che cos'è un bambino?, I cinque malfatti o Buon viaggio piccolino!

Già dalla copertina e dalle sguardie, notiamo l'utilizzo di una tecnica illustrativa molto varia, pittorica, materica e sperimentale. Colori accesi, che trasmettono allegria e vivacità. Uso di tecniche diverse come pastello, acquerello, tempera, ma anche collage, che troveremo molto all'interno del libro.


Il testo è breve ma molto curato, in quanto presenta solamente le parole necessarie per esprimere ciò che l'autrice vuole dire. Un uso attento della parola, per non appesantire e far riflettere attentamente il lettore. Il carattere è molto grande, si impone sulla pagina, e permette una facile fruizione anche ai più piccoli. Il colore scelto poi, riprende l'elemento acquatico.


Protagonista della storia è "qualcosa", più precisamente un elemento, che abbiamo, per buona parte delle nostre giornate, vicino, se non addirittura sotto gli occhi. Entra più volte in contatto con noi, ma per l'uomo è talmente conosciuto, comune, consueto, da quasi non vederlo, o meglio non considerarlo più di tanto, perché parte integrante del vissuto. Si tratta di una semplice e piccola goccia di acqua potabile. Come ogni giorno, compie il suo tragitto. Esce dal rubinetto, cade nel lavandino, dove trova altre compagne, simili ma non uguali a lei. Concetto espresso perfettamente da questa illustrazione.


Ogni goccia ha un colore e una forma diversa, e l'utilizzo appunto della tecnica mista lo sottolinea ancora meglio. Sono diverse ma unite dallo stesso sentimento, la paura. Non sanno dove si trovano, cosa gli succederà. Osservano qualcuno lavarsi i denti, anche se non conosco il significato di questa azione, e forse è ciò che le terrorizza. Non sanno e quindi aspettano solo il peggio. Un'azione, per noi tanto semplice e quotidiana, suscita terrore e diventa l'equivalente di una catastrofe. E la scena descritta ricorda proprio l'arrivo di qualcosa di terribile.

Vediamo poi un'illustrazione su sfondo nero, nella quale si intrecciano tubi che contengono le goccioline, che sfrecciano veloci verso un luogo sconosciuto. Ci trasmette un sentimento negativo, di tensione nei confronti delle nostre protagoniste. Anche noi teniamo la loro fine. 


Questo sentimento però ci abbandona subito, perché nonostante il caos e il buio, le gocce scoprono un nuovo mondo, fatto di colori, immagini e vita.


Il viaggio termina, la gocciolina è spiazzata. Si è fatta travolgere da eventi che non le sono chiari, ma che in qualche modo le sono piaciuti. E' di nuovo in un luogo sconosciuto, fatto di cemento. Probabilmente è un marciapiede.


Ci sentiamo vicini a questo personaggio tanto diverso da noi perché prova la stessa paura dell'ignoto che a volte attanaglia anche noi. La sua espressione sorpresa, perplessa, in attesa è molto simile a quella che ci accompagna in momenti complicati della vita. E anche il bambino ci si sa immedesimare, perché forma semplice e dinamica.


Poi, si fa strada in noi lettori la consapevolezza che l'acqua, sul cemento, si asciuga...in fretta...
La brevissima e intensa avventura è iniziata com'è finita, in un lampo.

La riflessione che chiude l'albo è una delle più belle che abbia mai letto:

"Quante sono, tutte quelle cose che scompaiono senza che si abbia avuto il tempo di vederle?"







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