venerdì 4 luglio 2014

"Casa del Tempo" Roberto Piumini, Roberto Innocenti



Casa del tempo è un albo illustrato di grande formato, incentrato sul tema della memoria, del ricordo, del passare del tempo e delle stagioni, e che ne mostra i conseguenti cambiamenti. Le parole che aprono il libro sono toccanti, mi hanno saputo emozionare e far riflettere, già prima di immergermi nella storia. E solo queste, per me, valgono la lettura.
Quando si dice che le parole sono pietre, ci si riferisce alle parole violente. Ma se sono le pietre ad essere parole, e se sono le pietre-parole di una casa, non fanno nessuna violenza: al massimo la subiscono. Mentre le parole-pietre sono lanciate, le pietre-parole sono stabili, fedeli: sono prodotti sapienti e pacifici delle mani umane. Le parole-pietre colpiscono, distruggono. Le pietre-parole accolgono, ricordano. Le pietre-parole sono stabili, pacifiche, fedeli, accoglienti, testimoniali: sono, dunque, come le parole della poesia.
Sfogliando le pagine, notiamo il susseguirsi di date, accompagnate da una piccola immagine che da l'idea dell'epoca indicata. Subito successiva, una pagina di testo, anche questo riguardante l'annata. Si apre poi la doppia pagina illustrata, a inquadratura fissa per tutto il libro. Ci accorgiamo poco alla volta che quello che ci viene raccontato sono i cento anni di vita di una casa, in quanto si parte dal 1900 fino al 1999. Il tutto narrato proprio da lei, dal suo punto di vista, attraverso un testo in versi, poetico. Proprio la fissità dell'immagine ci permette di percepire facilmente il cambiamento, la trasformazione.







Vediamo, per esempio, il casolare abbandonato e scrutato da bambini curiosi, che non sanno se temerlo o utilizzarlo come luogo di gioco; vediamo la sua "rinascita" quando viene ristrutturato da una famiglia che finalmente lo abiterà; subirà continui cambiamenti, per adattarsi alle nuove esigenze. Attraverserà anche la guerra, anzi tutte e due le guerre, e la casa stessa percepirà la paura dei suoi abitanti, la tristezza, il dolore, la disperazione. Assisterà a partenze obbligate, lunghi silenzi e pianti, e a tante perdite. Lei stessa temerà per la sua sorte. Ma tutto passerà, con la Liberazione, che riporta la gioia e la voglia di vivere.
Dopo le guerre la società cambia velocemente, e lei stessa è sorpresa nel trovarsi improvvisamente un tetto in tegole, invece che di pietre, e un numero civico, al posto del suo solito nome "Casa del Tempo". Alcuni se ne andranno, i giovani, per raggiungere la città, altri resteranno, gli anziani, silenziosi, lenti, stanchi, fino alla loro fine. Anche questo la lascerà interdetta. Com'è possibile che non la vogliano più? Proprio ora che era diventata così bella, spaziosa e rigogliosa. Con la morte dei suoi ultimi abitanti, muore anche lei, completamente abbandonata, condizione che la caratterizzerà per lungo tempo. Abitata solo da qualche animale o pianta, unico contatto la pioggia o il vento. Ormai ha perso le speranze, sa di aver concluso la sua vita di abitazione. Ma non si può mai dire, e qualcuno saprà restituirle il suo ruolo, facendo ripartire così la sua storia, con un aspetto molto diverso, ma non con meno cose da raccontare.






Durante il racconto non ci vengono narrati solo eventi, ma anche il susseguirsi delle stagioni, con i conseguenti cambiamenti meteorologici, che fanno provare sensazioni diverse alla casa e anche al lettore. Vediamo il paesaggio che la circonda mutare continuamente, e proprio queste diversità ci fanno percepire l'allontanarsi di un passato che non tornerà più, ogni mutamento cancella il precedente. Il tempo della storia procede in avanti, ma al lettore da l'idea di un costante volgersi indietro. La malinconia e il senso di inadeguatezza verso i tempi moderni avvolgono tutto il racconto.





L'estrema bravura di Innocenti rende ancora meglio l'aspetto poetico e sospeso del libro. Leggerlo è come fare un breve viaggio, immergendosi nella vita di qualcun'altro, accorgendosi poi che potrebbe essere il vissuto di una qualsiasi casa vicino a noi, che non pensiamo mai come "abitante del mondo". Una parentesi temporale che dura soltanto la lettura della storia.
La cura del dettaglio, delle luci e ombre, e la scelta dei colori, rendono ancora più facile l'impersonificazione di chi legge. Questi elementi suscitano le emozioni: l'allegria della bella stagione e della rigogliosità della natura, la tristezza dell'inverno caratterizzato da intemperie e solitudine. Se ci pensiamo, la casa è una delle cose materiali che più ci accompagna nel tempo, sa tutto di noi e parla di noi, attraverso l'aspetto e i cambiamenti a cui la sottoponiamo. Ci sa amare, ascoltare e anche lei, come le persone, non vuole essere abbandonata o dimenticata.

Anche il testo è magistrale, perché sa rendere umano un qualcosa che solitamente non lo è, e ci fa riflettere su questa cosa, su come possa avere un vissuto e tante storie da raccontare anche qualcosa di inanimato. L'utilizzo della poesia rende ancora meglio l'idea del passato, come se si trattasse di una narrazione orale, tramandata nel tempo.



Nessun commento:

Posta un commento